16/08/2011
So What e la rivoluzione del jazz modale
Con Kind of Blue, probabilmente l'album jazz più venduto di tutti i tempi, Miles Davis e John Coltrane alla fine degli anni '50 segnarono il passaggio dall'era del bebop - ormai conclusa dopo la morte prematura del suo maggior rappresentante, Charlie Parker - alla nuova stagione del jazz modale.
La concezione modale, teorizzata inizialmente da George Russel nel 1953, rivoluzionò l'approccio all'improvvisazione jazz, sostituendo alle sequenze armoniche i cosiddetti "modi", derivati dalla tradizione musicale antica.
Miles Davis, tra i primi musicisti che vi aderirono entusiasticamente, in un'intervista rilasciata al critico Nat Hentoff, così la spiega: «Quando suoni in questo modo, puoi andare avanti senza limite. Non devi preoccuparti dei cambiamenti, e non sei legato al tempo. Diventa una sfida per vedere quanto sei melodicamente inventivo (...) Penso che stia cominciando un movimento del jazz libero dalle sequenze di accordi convenzionali e un ritorno all'enfasi sulla melodia piuttosto che sulle variazioni armoniche. Ci saranno meno accordi ma infinite possibilità su cosa fare con essi».
Kind of Blue, pubblicato dalla Columbia records nell’agosto del 1959, fu inciso da un sestetto d'eccezione: Miles Davis (tromba), John Coltrane (sax tenore), Cannonball Adderley (sax contralto), Bill Evans (piano), Paul Chambers (contrabbasso) e Jimmy Cobb (batteria). [*]
So What, il celeberrimo brano di apertura del disco, divenne presto la bandiera del genere modale, anche se quello forse maggiormente rappresentativo del nuovo paradigma era Flamenco Sketches (traccia n. 5).
L'introduzione di piano e contrabbasso la scrisse Gil Evans. I tipici rivolti usati per l'accompagnamento da Paul Chambers e Bill Evans, definiti in seguito dai musicologi So What chords, contribuiscono al senso di spazio e apertura generale che caratterizza la composizione.
Il pezzo fu in seguito ripreso da moltissimi interpreti, spesso con l'aggiunta dell'assolo di Davis. George Russell e Gil Evans ne produssero versioni per grande orchestra e ci fu anche un'interpretazione cantata, in vocalese, da Eddie Jefferson.
In questa memorabile esibizione live del 1959, Davis e Coltrane sono accompagnati da Wynton Kelly, che suona il piano al posto di Bill Evans. Jimmy Cobb resta alla batteria, ma manca Cannonball Adderley (quel giorno ammalato). Gli altri musicisti che si vedono nel filmato facevano parte dell'orchestra di Gil Evans.
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[*] Nel 2009, per il 50mo anniversario della sua pubblicazione, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato all'unanimità una risoluzione, promossa dal deputato democratico John Conyers, che lo ha promosso a "patrimonio nazionale". Nel documento si sottolinea che il disco «ha fatto la storia della musica e ha cambiato il panorama artistico del Paese e in qualche modo del mondo intero». “Kind of Blue” ha effettivamente valicato i confini del jazz influenzando fortemente sia il pop, sia la musica colta, come, tanto per fare un esempio, quella dei compositori Philip Glass e Steve Reich.
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15/08/2011
Un fantasmagorico Salvador Dalì semi-inedito in mostra a Venezia
Una spettacolare mostra presso il Museo Diocesano di Sant'Apollonia, a Venezia, presenta una delle maggiori collezioni dedicate al maestro spagnolo del Surrealismo.
The Dalì Universe, interamente dedicata a Salvador Dalì, è un'occasione che permette al pubblico di avvicinarsi agli aspetti meno noti del lavoro del grande artista.
Esposte più di 100 opere del genio catalano che fu pittore, scultore, regista, scrittore e designer: dalle celebri sculture in bronzo alle rare grafiche autografe e un'originale collezione di oggetti in oro.
Si possono ammirare opere significative, dall'iconografico orologio molle della Persistenza della Memoria all'omaggio alla figura femminile nella Venere Spaziale. Ognuna di esse offre al visitatore la possibilità di scoprire un nuovo e unico aspetto del surrealismo di Dalì, caratterizzato da "allucinazioni" visive che prendono forma nello spazio attraverso la manipolazione fisica degli oggetti.
Non solo bronzi ma anche sculture in vetro, che derivano dalla collaborazione dell'artista con la prestigiosa Daum Cristallerie durante gli anni '60. Per Dalì il vetro era il medium ideale per l'espressione artistica.
L'esposizione presenta anche un quasi inedito Dalì illustratore. Pochi sanno che il genio catalano si dedicò anche alla rilettura in chiave surrealista dei piú importanti temi della letteratura mondiale sia contemporanei che classici, come La Vida es Sueno di De La Barca, Le Tricorne di Alarcon, Mosè e il monoteismo di Freud o Carmen di Bizet.
L'evento, patrocinato dal Comune di Venezia, è stato curato dal Presidente della Fondazione Ambrosiana Beniamino Levi, uno dei personaggi che ha conosciuto più da vicino l'opera di Dalì. Fu proprio lui a commisionargli alcuni dei bronzi più famosi della sua straordinaria carriera.
Il Museo si trova dietro la basilica di San Marco ed è facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblico. La mostra proseguirà fino al 31 dicembre 2012.
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14/08/2011
Da "Estate" a “Bacco, tabacco e Venere”, la parabola musicale di Bruno Martino
di Coitadinho
I suoi lo volevano notaio, ma lui era uno di quelli… Insomma si rifugiò nel night, e non ci fu più verso di tirarlo fuori da lì. Ma dopo un po' lasciò uscire un messaggio, lo fece sgusciare da sotto la porta.
Era Estate, la sua più bella canzone, che divenne più tardi un successo internazionale ripreso da molti dei grandi del soul e del jazz; quasi tutti americani, che la cantarono e la cantano in inglese, ma avendo cura per lo più - quasi un segno di rispetto - di pronunciare in italiano la prima parola: "estate".
Per la verità furono due gli italiani a comporla, e strano a dirsi furono due "Bruno": Bruno Martino per la musica e Bruno Brigetti per le parole. Ah, non fosse per gente come quella... "povera patria!", come tristemente lamenta una canzone di Battiato.
Ma, come in tutti i film americani che si rispettano, Bruno (Martino) è preso dal successo, e invece di lasciare andare l’estro creativo, libero dall’attaccamento ai benefici materiali della notorietà, decide di battere il ferro finché è caldo e fa uscire un'altra canzone: "E la chiamano estate", che divenne più tardi un successo nazionale che andrà a far parte del repertorio dei migliori interpreti della nostra musica leggera, come Ornella Vanoni e Mina, la Fitzgerald italiana.
Bella la canzone, ma non all'altezza della prima. Bruno però non si dà per vinto; batte ancora il ferro e registra nel ’69 "Cerco un amore per l’estate". È l’inizio del declino, siamo indiscutibilmente alle canzonette da spiaggia.
Ma la discesa si completa quando Bruno, ormai paranoicamente ossessionato dal tema della stagione calda, presenta nel ’77 un 45 giri con "Una calda serata d’estate" sul lato a, e "Un pomeriggio d’agosto" sul lato b.
Basta! Non se ne può più! La fine ormai sembra inevitabile. Ma come in tutti i film americani che si rispettano, arriva il colpo di reni. Bruno abbandona il tema estivo e compone, ispirando la musica al ritmo eccitante della salsa caraibica, la celeberrima "Bacco, tabacco e Venere" (riducon l'uomo in cenere…):
Il brano riscuote il plauso dell’universo maschile. Riabilitazione compiuta, grandi sorrisi, e vissero felici e contenti, The End.
P. S. Mi sono un po’ divertito nella ricostruzione della storia di Bruno Martino lavorando di fantasia. Qualche aneddoto è vero, come quello che i suoi lo volevano notaio, ma ho inventato completamente il trend della sua carriera... un po' per ridere, ma anche con l'intenzione di mettere in rilievo la pochezza delle mode e del conformismo nella musica e nei costumi che i media patrocinano dando vita a invereconde produzioni commerciali priva di valore estetico e di contenuti. In realtà, anche se nella produzione di Martino non mancano canzoni di cassetta - gli artisti devono pur mangiare -, Bruno fu autore originale e di discreto talento, e fu tra gli antesignani (della seconda generazione, che seguì di qualche decina d’anni quella di Natalino Otto, Gorni Kramer, Alberto Rabagliati ecc.) che aprirono la nostra musica, cosiddetta leggera, alle influenze jazzistiche statunitensi e ai ritmi latinoamericani. Tutt’altro che stupida, “Bacco, tabacco e Venere” è un brano che riproduce la forma della salsa, in cui i musicisti ripetono qualche frase insignificante dando tutta l’attenzione al ritmo. Alcune delle composizioni di Martino sono indubbiamente belle. Prima tra tutte “Estate”, che portata all’attenzione del pubblico internazionale dal compositore-chitarrista-cantante brasiliano João Gilberto (che la canta in italiano) - Gilberto è considerato, insieme a Tom Jobim, il creatore del ritmo della bossa nova - è diventata uno standard del jazz.
Per la biografia di Bruno Martino rimando a Wikipedia.
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